Food & Wine

Eataly, Farinetti jr: riaprire senza effetto ospedale. Più Oriente dopo Verona e Londra

intervista

Nicola, nuovo ad del gruppo, pensa all’evoluzione del format della distribuzione inventato dal padre che conta 40 sedi in 15 Paesi

di Maurizio Bertera

Eataly

Nicola, nuovo ad del gruppo, pensa all’evoluzione del format della distribuzione inventato dal padre che conta 40 sedi in 15 Paesi

4′ di lettura

È una partenza davvero in salita quella di Nicola Farinetti, figlio del fondatore Oscar che lo definisce “l’americano”, 35 anni e una lunga esperienza oltreoceano come responsabile dell’area nordamericana, ora alla guida del gruppo (Andrea Guerra resterà presidente per tutto il 2020 ma senza deleghe operative) .

L’ avanzamento, anche se non cambia l’assetto di Eataly (la famiglia Farinetti possiede il 60%, la Tip di Gianni Tamburi e la famiglia Miroglio un 20% a testa), segna un momento importante nella storia di una catena fatta di 40 sedi in 15 Paesi, con un perimetro di ricavi (compreso il franchising) di 620 milioni di euro, un Ebitda vicino al 5% e un utile netto che si colloca tra i 5 e i 10 milioni. Ma in questo momento particolare, non sono i numeri che contano.

Trovarsi nuovo amministratore delegato di Eataly in una situazione come quella vissuta da marzo ha dell’incredibile.
La verità? L’emergenza ha accelerato quella messa a punto che è normale in passaggi del genere. Siamo stati straordinariamente veloci, stringendosi uno con l’altro, nel gestire il momento. Non abbiamo avuto paura di chiudere tutti i ristoranti, una settimana prima del lockdown, ben sapendo che avremmo perso più di chi fa solo grande distribuzione: il nostro fatturato è composto da un 65% di mercato e da un 35% di ristorazione. Sul primo fronte, la perdita va valutata sul 30% rispetto agli analoghi mesi del 2019. Ma da fine aprile, è evidente una ripresa di settimana in settimana che spingiamo con la campagna “Stai fresco”: invitiamo ad acquistare le migliori eccellenze italiane a prezzi molto scontati.

Nicola Farinetti

Ora si riapre: le sensazioni?
Intanto, con la parte al dettaglio, non ci siamo mai fermati e quindi mi attendo un incremento delle vendite, sperando in una maggiore propensione a uscire delle persone. Riapriremo i ristoranti il 20 maggio, partendo dagli Eataly situati nelle regioni dove la situazione è migliore, e proseguiremo passo dopo passo sino alla totale riapertura. Al momento, i locali di Milano e Torino saranno gli ultimi ad allinearsi. La priorità è quella di non creare un effetto ospedale nei nostri 30 locali.

Quali idee sono uscite dalle settimane di isolamento?
Fare il massimo per rilassare le persone, che sicuramente si aspettano locali ben diversi dal passato: noi, nel totale rispetto dei protocolli di sicurezza, vogliamo trasmettere la gioia di tornare al ristorante. Abbiamo studiato la gestione delle prenotazioni sia online sia al momento per non tenere la gente in fila. E come piatto della riapertura serviremo in tutti gli Eataly la Carbonara biologica 100% italiana. È un segnale non solo culinario.


questo articolo è stato scritto da di Maurizio Bertera a questo indirizzo. e qui ripubblicato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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