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Dopo Huawei, anche TikTok verso la lista nera Usa: così Trump attacca la Cina

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Intanto Facebook è in agguato: pronto il rilascio di Reels, che porta i video brevi su Instagram

di Biagio Simonetta

TikTok blocca l’app a Hong Kong, Usa valutano bando

Intanto Facebook è in agguato: pronto il rilascio di Reels, che porta i video brevi su Instagram

3′ di lettura

Si scrive Huawei, ma in fondo si legge Cina. Che dietro all’ormai famoso divieto imposto da Donald Trump contro la società tecnologica di Shenzhen ci sia un piano per spezzare le ali alla Cina sembra ormai il segreto di pulcinella. E nelle ultime ore sta prendendo quota un’ipotesi che andrebbe a rafforzare questo scenario. Secondo quanto scrivere il Financial Times, infatti, la Casa Bianca sta considerando molto seriamente la possibilità di aggiungere alla famosa “lista nera” (che comprende già Huawei) la ByteDance, società madre di TikTok. Il social network dei video brevi, con oltre 2 miliardi di download in tutto l’Occidente e circa 800milioni di utenti attivi giornalmente, è probabilmente la piattaforma digitale coi tassi di crescita più alti al mondo. E il fatto che sia cinese viene visto da Trump come una grossa minaccia per gli Stati Uniti.

Una storia complessa

C’è da dire che la storia di TikTok è più complessa di quanto appaia. Come detto, l’applicazione è di proprietà della cinese ByteDance, ma ha un Ceo americano (Kevin Mayer, top manager statunitense già ai vertici della divisione streaming di Disney), scelto anche per dare dimensione il più possibile occidentale all’applicazione. La ByteDance lavora quotidianamente per far passare un’immagine del social il più lontana possibile dagli scenari cinesi. Basti pensare che TikTok, nella stessa Cina, è soggetto a ban. Questa situazione, però, non convince del tutto gli americani.

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In Cina, infatti, sempre ByteDance può contare sull’app gemella Douyin, che conta circa 1,5 miliardi di utenti. Stesso proprietario, stessa tecnologia (le differenze sono veramente minime): due particolari che hanno fatto spesso storcere il naso. Perché la suddivisione sembra più che altro una mossa astuta di ByteDance per poter scalare sia il mercato occidentale che quello cinese, senza troppi problemi.

Un messaggio forte in arrivo

E allora Trump e i suoi sembrano ormai pronti a fare l’attesa mossa: bandire TikTok. E cioè imporre a Google ed Apple di eliminare l’applicazione dagli store di Android e iOS. Fonti citate dal Financial Times, dicono che l’amministrazione Trump è pronta: «Stiamo per inviare un messaggio molto forte in Cina». Dal canto suo, ByteDance continua a difendersi, e in più occasioni ha chiarito che i server di TikTok non sono in Cina, ma a Singapore e negli Stati Uniti. La società ha inoltre precisato che non ha mai condiviso dati degli utenti col governo di Pechino, e che non ha alcuna intenzione di farlo in futuro. Tutte rassicurazioni che dalle parti della Casa Bianca sono passate abbastanza inosservate. Perché l’impressione è che l’attacco a TikTok sia più politico che tecnologico. E le convinzioni, a Washington, sono bipartisan, dato che anche esponenti democratici si sono mossi contro TikTok in queste settimane.

Due scelte possibili

Le possibilità oggi in campo, sul fronte americano, sembrano essere due. Da una parte quella di inserire ByteDance nella lista nera, così come avvenuto con Huawei. Questa strada sembra la più percorribile, anche perché a giudicare dai risultati ottenuti proprio con Huawei (l’ultimo in ordine di tempo è il ban da parte del Regno Unito), la messa al bando ha pochi punti critici. Il Financial Times, però, scrive che alla Casa Bianca stiano studiando anche un piano B. La seconda strada potrebbe essere quella di invocare la legge internazionale sui poteri economici di emergenza del 1977 (la Ieepa). Una soluzione che potrebbe avere meno ripercussioni giuridiche, secondo gli esperti che stanno studiano il piano.


Articolo Originale di di Biagio Simonetta, pubblicato in originale >a questo indirizzo< e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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