Green e sostenibilità

Disastro ambientale nell’Artico, Putin dichiara l’emergenza

articolo di di Antonella Scott pubblicato su di Antonella Scott

Serviziorussia

La furia del presidente contro i responsabili che avrebbero tenuto nascosto l’accaduto per due giorni: «Dobbiamo venire a saperlo dai social media?»

di Antonella Scott

Appello a Putin da Wwf e Onu: è ora di una svolta green in Russia

La furia del presidente contro i responsabili che avrebbero tenuto nascosto l’accaduto per due giorni: «Dobbiamo venire a saperlo dai social media?»

3′ di lettura

In uno dei momenti più delicati della propria vita politica, all’ennesima brutta notizia, Vladimir Putin ha perso pubblicamente le staffe. Da settimane appare ogni giorno sui teleschermi, piuttosto rabbuiato, video-incorniciato da funzionari e dirigenti di vario tipo in interminabili collegamenti a distanza, aventi lo scopo di mostrare al Paese che tutto è sotto controllo. Malgrado l’epidemia, la quarantena, la crisi economica, il calo di popolarità che getta ombre sull’imminente referendum costituzionale.

A tutto questo si è aggiunto un nuovo disastro ambientale nella regione artica, risalente alla mattina del 29 maggio ma sul principio tenuto nascosto, stile Chernobyl. Secondo quanto chiarito da Svetlana Radionova, responsabile dell’organo federale per la tutela dell’ambiente (Rosprirodnadzor), in seguito a un calo di pressione nella centrale termo-elettrica TEZ-3 presso Norilsk, 300 km oltre il Circolo polare, 20mila tonnellate di combustibile diesel e lubrificanti sono fuoriuscite da una cisterna: 15mila tonnellate si sono riversate nei corsi d’acqua vicini, 6.000 sono state assorbite dal terreno.

Un’immagine del fiume Ambarnaja, nella Siberia centrale, rilasciata dalle autorità marittime russe (Afp)

Poco hanno potuto fare i primi tentativi di contenere il danno con le dighe galleggianti: passando dai corsi d’acqua minori fino al fiume Ambarnaja, gigantesche chiazze rosse e viola, spesse 20 cm – documentate dalle fotografie pubblicate sui social dai residenti, o scattate dal satellite – si stanno dirigendo verso il Mar di Kara, mettendo a rischio la rete dei fiumi siberiani. Un incubo che si fa realtà: si teme che sia stato il permafrost, a rischio scioglimento per il riscaldamento climatico che sta sconvolgendo gli equilibri della Siberia più di ogni altra regione al mondo, all’origine dell’incidente. Avrebbero ceduto le fondamenta dell’impianto, pilastri che finora, sostenuti dalla terra gelata, avevano resistito per decenni senza problemi, dichiarano i proprietari dell’impianto. Una situazione che può ripetersi altrove.

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Una ballerina sulle punte

Fondata dal regime staliniano negli anni Trenta con il lavoro degli esuli e dei prigionieri dei gulag, per poi sfruttare quello negli enormi giacimenti minerari che la circondano, come tutte le località del Grande Nord Norilsk è costruita su pilastri, per poter reggere al disgelo: «Fa pensare a una ballerina sulle punte», scrivono le guide turistiche. Ora ci vorranno decenni per rimediare.

Mentre Norilsk Nickel – il colosso minerario su cui poggia la regione, primo produttore al mondo di nickel e palladio – è al lavoro per contenere le conseguenze dell’incidente, Putin ha dichiarato lo stato d’emergenza. Ma quello che lo ha fatto infuriare è stato sapere che i proprietari dell’impianto – NTEK, sussidiaria di Norilsk Nickel (Compagnia energetica Norilsk-Taymyr) – avrebbero cercato di tenere nascosto l’accaduto. Le autorità locali e il governatore di Krasnojarsk, Aleksandr Uss, avrebbero saputo tutto dai social.


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