Food & Wine

Dazi Usa, ecco le tappe per la loro definizione. Federvini: no a guerre commerciali

export a rischio

La consultazione durerà un mese, effetti su vino, pasta e olio possibili da inizio agosto

di Giorgio dell’Orefice

Record Italia per export vino nonostante Covid-19

La consultazione durerà un mese, effetti su vino, pasta e olio possibili da inizio agosto

3′ di lettura

Nuove pesanti ombre di dazi Usa sull’export agroalimentare italiano. Durerà fino al 26 luglio la consultazione pubblica indetta dall’Ustr (United States Trade Rapresentative, ovvero l’ufficio per il commercio Usa) per rivedere prodotti e aliquote che saranno soggette a dazi aggiuntivi da parte dell’amministrazione Usa. Si tratta delle imposizioni tariffarie autorizzate lo scorso anno dal Wto nell’ambito della controversia Boeing-Airbus.
Al termine della consultazione pubblica l’amministrazione americana si prenderà qualche giorno per valutarne i risultati e diramerà la nuova lista di prodotti gravati da dazio il prossimo 12 agosto.

Le tariffe aggiuntive già a partire dallo scorso anno hanno colpito, nonostante l’Italia non facesse parte del consorzio Airbus, anche prodotti italiani. In particolare sono stati assoggettati a un dazio del 25% i formaggi, i salumi e le bevande alcoliche made in Italy diverse dal vino. Ma adesso l’intero dossier dei dazi Usa rischia di compiere un vero e proprio salto di qualità allargandosi anche ad altri prodotti chiave del food italiano come vino, pasta e olio d’oliva.
Veri e propri ambasciatori del made in Italy (il vino è il principale prodotto alimentare esportato negli Usa con un fatturato 2019 di 1,3 miliardi, in crescita del 4,1%) che sono stati ricompresi nell’“Annex II” al documento col quale l’Usrt ha aperto la consultazione pubblica.

Il secondo allegato infatti contiene i prodotti attualmente non gravati da dazi ma che potrebbero esserlo. Il documento Ustr è corredato da tre allegati. Nel primo sono compresi i prodotti già gravati da dazi per i quali si richiede nell’ambito della consultazione pubblica se devono continuare a essere penalizzati e con che aliquota. Nel terzo allegato sono compresi i prodotti esportati negli Usa esclusivamente dai paesi membri del consorzio Airbus e cioè Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna.
Mentre – come accennato – nell’allegato due sono contemplati prodotti sia di paesi membri del consorzio Airbus che di Paesi esterni al consorzio come appunto l’Italia.L’Annex II ripartisce le categorie merceologiche per codici doganali, evidenziando esplicitamente i Paesi di provenienza dei prodotti (in linea con quanto fatto nelle precedenti due liste). Con specifico riferimento all’Italia, il nostro Paese compare nelle sezioni 2, 3, 4, 5, 6, 8 e 17.

«Da una prima analisi effettuata in collaborazione con l’Ufficio Ice di New York – si legge in una nota dell’Ambasciata italiana a Washington – attraverso la verifica dei codici doganali emerge che nel caso in cui, al termine della consultazione, l’intera lista di prodotti (composta dai tre annex) venisse confermata, ai circa 500 milioni di dollari del nostro export colpito dalle precedenti revisioni si potrebbero potenzialmente aggiungere beni per un valore complessivo massimo di 4,7 miliardi di dollari (circa 4,2 miliardi di euro, ndr). Si evidenza che tra i settori merceologici dall’impatto potenzialmente più elevato ci sarebbe l’agro-alimentare, con particolare riferimento ai vini (e spumanti), olio di oliva, pasta, caffè e formaggi; a seguire pelletteria, abbigliamento, materiale in cemento per edilizia, parti accessorie per motocicli»

Immediatamente da parte delle principali organizzazioni agricole sono arrivati al Governo inviti ad aprire un tavolo negoziale con gli Usa per scongiurare nuovi dazi che avrebbero un enorme peso sulla già complicata ripartenza post Covid-19 dell’economia italiana.
«La nostra richiesta al Governo italiano e alla Commissione Ue – hanno segnalato a Federvini – è di tornare a un sistema di relazioni Usa-Ue fondate su accordo ‘0 per 0′. L’accordo siglato tra le due sponde dell’Atlantico nel 1997 per facilitare gli scambi di vini e di spirits e col quale si sanciva che il commercio di tali prodotti dovesse essere a dazio zero da entrambe le parti. Andrebbe semplicemente recuperato il dettato di quell’intesa, non vogliamo assolutamente cadere in una nuova guerra commerciale».


questo articolo è stato scritto da di Giorgio dell’Orefice e pubblicato a questo indirizzo. e qui ripubblicata a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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