Food & Wine

Dal Barolo al Chianti, cantine a caccia di finanziamenti

CRISI VITICOLTURA

Il lockdown ha colpito soprattutto i vini di qualità che ora con lo strumento del pegno rotativo previsto dal decreto Cura Italia,cercano nuovi fondi

di Giorgio dell’Orefice

Cantine italiane in difficoltà (foto Adobe Stock)

Il lockdown ha colpito soprattutto i vini di qualità che ora con lo strumento del pegno rotativo previsto dal decreto Cura Italia,cercano nuovi fondi

3′ di lettura

Molti immaginano la burocrazia come un mostro a tre teste, ma spesso è semplicemente un cavillo, un piccolo anello mancante. Un esempio viene dal settore del vino che, dopo il lockdown (che ha colpito con particolare forza il vino italiano di qualità, tra i prodotti agroalimentari più esposti alla chiusura di bar e ristoranti) è stato ricompreso dal Decreto Cura Italia tra i comparti nei quali viene autorizzato il cosiddetto pegno rotativo, ovvero un prestito fornito su un bene dato in garanzia e che ha la caratteristica della rotatività, cioè la garanzia può essere trasferita in capo a un bene diverso senza la necessità di rinegoziare il prestito.

Si tratta di uno strumento già da tempo utilizzato nei settori dei prosciutti e dei formaggi di qualità. Comparti nei quali le aziende di solito detengono importanti magazzini di stagionatura il cui valore può essere utilizzato a garanzia del credito. Garanzie che, grazie alla rotatività, possono poi essere trasferite in capo a una nuova partita di prodotto, liberando per il mercato i prosciutti o i formaggi prima in garanzia. Caratteristiche che ben si adatterebbero ai vini di qualità e alle barriques di affinamento e qui subentra la burocrazia. Nonostante il Decreto Cura Italia che ne autorizzava l’estensione anche al vino sia stato pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 17 marzo, del decreto applicativo che doveva essere messo a punto dal Mipaaf a oltre 100 giorni di distanza, ancora non ce ne è traccia.

Il ritardo del decreto attuativo mette in difficoltà le cantine

Un ritardo che rischia di rivelarsi molto pesante visto che le cantine italiane soprattutto quelle di media e piccola dimensione stanno attraversando una gravissima crisi di liquidità. «Le cantine vanno aiutate – spiega il presidente di Unione italiana vini (nonché produttore di Barolo), Ernesto Abbona -. Nelle Langhe ad esempio sono il perno di un diffuso indotto che riguarda la ricettività, la ristorazione il piccolo artigianato agroalimentare. Se vanno in difficoltà le cantine va in crisi tutto un mondo. Se non arriva il decreto Mipaaf o gli accordi consortili le singole imprese devono essere messe in condizione di accedere al mondo bancario».

Le mosse dei Consorzi

Qualcuno già si è mosso. Il Consorzio del Chianti classico ha siglato una convenzione con il Monte dei Paschi di Siena per dare il via allo strumento del pegno rotativo che però resta subordinato al decreto Mipaaf. «Una misura – ha commentato il presidente del Consorzio Chianti classico, Giovanni Manetti – che potrebbe rivelarsi essenziale per superare un periodo di difficoltà e dare alle cantine la possibilità di concentrarsi sugli aspetti produttivi per poi tornare sui mercati».

Al Consorzio del Brunello di Montalcino hanno tagliato la testa al toro e senza aspettare il decreto Mipaaf hanno siglato con Credem una convenzione per l’attivazione di una linea di credito a favore delle aziende socie per finanziamenti fino a 150mila euro da restituire in 10 anni. «Un primo paracadute – ha spiegato il presidente del Consorzio. Fabrizio Bindocci – cui seguiranno azioni innovative a partire da prestiti garantiti dalle scorte di vino – che a Montalcino valgono circa 350 milioni di euro – attraverso fondi rotativi o altre formule idonee a garanzia», che restano subordinati al decreto ministeriale. «Esempi che mostrano come il mondo reale spesso si spinga più avanti di quello amministrativo» commenta il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro.


Articolo di di Giorgio dell’Orefice pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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