Comunicazione Aziendale

da solo canale di vendita a canale di comunicazione che interagisce con il cliente quasi in tempo reale – Il Giornale delle PMI

Seguire la domanda: dalla size inclusivity alla gender fluidity, passando per la personalizzazione

Perché uno shop online sia veramente efficace deve essere non solo in grado di rappresentare i capi delle collezioni in modo egregio, ma deve anche colpire l’immaginario del consumatore ed essere credibile rispetto a quanto l’azienda racconta a livello di valori di brand. La moda, anche quella online, deve andare incontro alla realtà delle persone. Proprio per questo i siti degli e-commerce più rodati stanno personalizzando al massimo l’esperienza dello shopping, creando delle micro-categorie. Si pensi ad Asos, che ha diverse linee di abbigliamento rispetto ad altezza e fisicità promuovendo un concetto di size inclusivity. Altri esempi sono Revolve, Good Americans, Shein, Fashionova. Oggi è fondamentale che la gallery online dei marchi di moda dia a tutti i corpi uguale dignità di rappresentazione.

Si pensi ad alcuni brand, da Nike a Zalando, che hanno cominciato ad aprire l’immaginario del fashion, anni fa, attraverso un casting più inclusivo de* modell* o a brand come Levi’s, Mara Hoffman, Dove, che raccontano senza paura tutti i vari tipi di fisicità. O aziende come Gucci, che nel suo shop online promuove sempre più un corpo genderfluid, raccontando una moda sempre più “fluida”, che sta scardinando il concetto di mascolinità e femminilità nell’abbigliamento, permettendo a ciascuno di vestire ciò che vuole senza che questo implichi una definizione di genere.

Insomma, si punta ad avvicinarsi alla realtà di chi, quei capi, li indosserà per davvero. Le foto vengono ritoccate sempre meno, lasciando in risalto i “difetti” di chi indossa i capi, consentendo ai clienti di immedesimarsi. Immagini sempre più vere e inclusive: donne con hijab, persone con disabilità fisiche, smagliature in vista.


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