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Cosa succede se Facebook smette di funzionare?

Siamo ancora "animali sociali"?

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Sono solo alcune delle moltissime date in cui il “social dei social” , negli anni, è andato offline, l’ultima proprio stamane , mentre scrivo questo articolo.

Su siti specializzati come questo https://downdetector.com/status/facebook/archive ci sono i report dele segnalazioni di down “minori”

Su DReporter ci occupiamo di comunicazione, quindi la domanda che nasce è la seguente:

Cosa accade se domani Facebook chiude i battenti o smette di funzionare?

Non parlo dell ‘impatto economico, dato che Facebook genera un giro di affari stimato attorno a 8 milioni di dollari di entrate orarie!

No, le domande per noi sono:

  • E’ una cosa positiva o negativa?
  • Quali sono le alternative?
  • Se e Come impatterebbe sulla vita delle persone

Tutte domande alle quali è difficile dare risposta, ma certamente rilevanti e da non sottovalutare.

La vita delle persone, che ci piaccia o no, è cambiata profondamente con la comparsa dei social , e il fenomeno è in continua e costante evoluzione.

Le masse critiche degli utenti cambiano, si evolvono, migrano in base a dati demografici, generando infiniti database profilati che l’azienda usa per poi vendere la propria pubblicità alle aziende, generando un business planetario, multimiliardario, con cifre spesso difficili anche solo da scrivere correttamente.

Ma a noi interessa la vera essenza del problema , cioè la parte “social”, e come questa impatta sulla vita di generazioni di individui.

Diciamoci la verità Facebook è un contenitore spesso fuori controllo, con regole incerte, miliardi di profili falsi e altrettante aziende che generano Social Fake News per spingere fossi di informazioni che a loro volta generanno un “filone” seguito da altri media, il tutto per andare a influenzare l’utente finale.

Per carità, non stiamo urlando al complotto, è solo tecnologia, ma quando questa cerca di manipolare le menti…un piccolo brividi di preoccupazione c’è.

La balla dei giovani che sono “schiavi dei social”

Al contrario di vari sociologi e psicologi che si stracciano le vesti in tv per dirci di stare attenti ai nostri figli, Noi di DReporter conosciamo bene la tematica del web e dei social, quindi sappiamo con assoluta certezza che, nel 90% di casi, si tratta di balle colossali.

Questo filone di pensiero è la scusa più comoda per molti genitori che hanno smesso di adempiere al loro compito primario, quello di essere educatori e formare la prole adeguatamente. Verità scomoda, ma è proprio così, come qualsiasi sociologo potrà confermare.

Su Facebook, oggi, girano molti più utenti “maturi” che adolescenti (migrati in massa su Instagram) , e di sicuro questi ultimi, benché immaturi, sono decisamente più smart nell’uso delle tecnologie.

In altre parole, siamo personalmente molo più preoccupati per la signora cinquantenne che distribuisce foto di sè, cuoricini e gattini sui social pensando di essere al circolo delle comari, senza rendersi conto di cosa stia effettivamente facendo.

Non entriamo poi nei deliri di “voler apparire” , diventare famosi o annunciare i suicidi… complice una valanga di trasmissioni tv che definire “spazzatura” equivale a un complimento, e per le quali non basta più nemmeno lo psicologo, si passa alla psichiatria estrema.

Quindi siamo tutti fessi?

Certo che no.

Le grandi menti dei social sono state brave a convincere (quasi) tutti che “devi esserci” altrimenti “sei escluso/a”, hanno convinto (quasi) tutti che senza selfie o tags non sei degno di partecipare alla vita sociale, che se non fotografi cosa hai nel piatto e lo fai sapere a tutti non sei “trendy”.

Ecco perché dobbiamo porci delle domande e soprattutto, provare a darci delle risposte serie.

Se Facebook chiude o va offline, invece di twittare o condividere su WhatsApp o instagram (sempre di proprietà di Facebook) iniziamo a vedere il mondo e parlare con le persone, a essere davvero social.

Cosa vuol dire essere “Social”?

facciamo un mini ripasso di storia da scuola elementare.

La socialità degli esseri umani è nata nelle caverne molto tempo fa, ai tempi dei nostri antenati preistorici, quando essere “animali sociali” significava aiutare la propria comunità e migliorare, sfamarsi e proteggersi, mentre stare da soli ci avrebbe visto soccombere nel peggiore dei modi.

Se siamo evoluti, nel bene e nel male, lo dobbiamo principalmente alla nostra capacità di socializzare.

Oggi purtroppo stiamo troppo spesso delegando la socialità a qualcosa che non è fatta di persone ma entità astratte, mezzi tecnologici che hanno il potere di travisare il senso delle parole, facendoci chiamare “amici” entità virtuali che non abbiamo mai incontrato e magari nemmeno esistono veramente.

Ci sono persone sui social che hanno migliaia di “amici”, ma tutte le  foto che postano sono selfie scattati in perfetta solitudine.

Abbiamo smesso di scrivere lettere d’amore, sostituendole con “messaggini” : una cosa triste, maleducata , impersonale e generalmente sgrammaticata.

Abbiamo smesso di parlare, relegando le telefonate al mondo del business, mentre nel mondo social (i giovani soprattutto) non telefonano più, ma chattano o registrano messaggi vocali, che hanno l’incredibile capacità di farci perdere un sacco di tempo senza farci interagire in temp reale, creando solo attesa e ansia, attendendo la risposta.

le persone spendono migliaia di euro per acquistare smartphone che poi usano nello stesso modo dei Walkie talkie degli anni 60…e pensano pure di essere “moderni”!

La socialità e il modo di comunicare appartiene solo alle persone, non ad una piattaforma o a un qualsiasi media. Dobbiamo iniziare a renderci conto che parliamo di strumenti , insieme intangibile di bit che girano su computers, che a loro volta, vale la pena ricordarlo, sono elettrodomestici, al pari della tua lavatrice o televisore casalingo.

La situazione e il futuro

Beh…ci vorrebbe un libro er dare una risposta quindi mi limito a dire che il panorama attuale è nefasto e preoccupante, e l’accellerazione a questa corsa verso il nietne assoluto sembra non conoscere sosta.

Come già detto, se prima il mondo social era appannaggio dei nerd, oggi prende dalla 14enne sgallettata alla signora matura posta selfie prima di andare in balera. Se prima avevamo un problema, adesso si è espanso a macchia d’olio.

Ma proprio eri ho visto un gruppo di 6 adolescenti che parlavano e scherzavano seduti su una panchina, e nessuno di loro aveva il telefono in mano, nessuno di loro lo ha usato per il tempo che mi sono trattenuto sul posto.

Un piccolo “miracolo” che indica che un cambiamento è possibile, e credo proprio che passerà dalla nuova generazione, che confido sarà in grado di svegliarsi da un torpore che sta creando grande solitudine e riducendo al lumicino quel prezioso bene di cui l’umanità ha davvero grande bisogno: la socialità.

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Marco Forconi

Laurea in Marketing & Business Management. Formatore e Docente del Programma formazione Europea Por-FSE. Solido Background Informatico con oltre 20 anni di consulenza aziendale. Autore di tre libri, ho creato il mio primo sito web nel 1999 (lo ammetto, era inguardabile…).

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