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Corsa alla Luna: la Cina tenterà il primo recupero di rocce lunari sin dal 1976

La Cina è sicuramente uno dei Paesi più attivi nella nuova corsa alla Luna che ha riacceso il fuoco della competizione tra le principali potenze mondiali. Se negli anni del dopoguerra il raggiungimento del nostro satellite naturale rappresentava l’impresa simbolo con la quale stabilire la propria supremazia scientifica e tecnologica, oggi il significato di queste missioni non ha perso questa connotazione competitiva, anche se il reale obbiettivo non è tanto la Luna, quanto la possibilità di utilizzarla come trampolino di lancio verso la prossima grande impresa dell’uomo: lo sbarco su Marte.

Paesi come l’India e la Cina cercano quindi di rivendicare il loro posto tra i grandi, provando a dimostrare al mondo di avere i mezzi (tecnologici, scientifici e finanziari) per potersela giocare alla pari, il tutto mentre una potenza come gli Stati Uniti prova a consolidare la propria posizione attraverso una serie di missioni volte a rimarcare la propria supremazia.

Ed è in questo contesto che si colloca la nuova missione Chang’e-5, attraverso la quale la Cina si appresta ad effettuare la prima raccolta di campioni lunari sin dal 1976, quando la missione Luna 24 dell’allora Unione Sovietica riportò sulla Terra 170 grammi di materiale ottenuto nel Mare Crisium. Chang’e-5 punta a recuperare circa 2 kg di rocce da una zona ancora inesplorata della Luna: Oceanus Procellarum.La missione ha molteplici obiettivi, tra cui quello di portare sulla Terra dei campioni provenienti da aree molto diverse da quelle visitate dalle missioni Apollo; in questo caso si tratta di un’enorme distesa di origine vulcanica, la cui analisi dei campioni può permettere di scoprire sino a quando i vulcani lunari sono rimasti in attività e sino a quando il satellite ha mantenuto il suo campo magnetico. La raccolta delle rocce avverrà attraverso due unità robotiche che scenderanno direttamente sulla superficie: una di queste è un classico rover – a cui spetterà il compito di recuperare il materiale – mentre l’altra è un lifter che ha lo scopo di trasportare i campioni sino al modulo orbitale che effettuerà il viaggio di rientro verso la Terra.

In questo modo verrà messa alla prova anche la capacità della Cina di poter gestire una missione completamente automatizzata, in quanto l’obiettivo dei prossimi lanci Chang’e è proprio quello di instaurare una base operativa robotizzata sulla Luna, in grado di operare in remoto e – all’occorrenza – in maniera autonoma. L’ultima missione Chang’e-4 ci ha permesso di apprezzare molti scatti inediti del lato nascosto della Luna; Chang’e-5 dovrebbe decollare nel corso di questa settimana.leggi articolo completocliccando qui


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