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Come funzionava Anom, l’app dell’FBI scambiata per una chat segreta dai criminali di mezzo mondo

Centinaia di arresti, decine di tonnellate di sostanze stupefacenti sequestrate: va ancora quantificato l’impatto complessivo e preciso di Ironside, la colossale operazione di polizia portata avanti dall’FBI in collaborazione con le forze dell’ordine di 16 Paesi in tutto il mondo e incentrata su un’app per smartphone. L’iniziativa è stata definita dagli investigatori come una delle più complesse mai portate a termine, e con buona ragione: le intercettazioni che hanno portato agli arresti sono state ottenute da Anom, un’app per le comunicazioni molto diffusa in ambito criminale ma sviluppata proprio dall’FBI.

Il caso Encrochat

In realtà non è la prima volta che le forze dell’ordine sgominano gruppi criminali che fanno troppo affidamento sui servizi di comunicazioni crittografate ritenuti fin troppo sicuri; uno dei precedenti più noti è quello di Encrochat, un network di messaggistica infiltrato nel 2020 con metodi di hacking più convenzionali. La piattaforma si basava sulla sinergia tra un’app per le comunicazioni crittografate e l’impiego a bordo di telefoni modificati per potersi scambiare informazioni solamente su quella rete; in quel caso però le forze dell’ordine – un nucleo composto da investigatori di Francia e Olanda – si sono infiltrate in un prodotto già esistente e particolarmente noto, mentre con Anom hanno gestito l’intera operazione fin quasi da zero.

Come funzionava Anom

Anom si può infatti definire un vero e proprio cavallo di Troia: l’FBI ne ha assunto il controllo nel 2018, quando ancora era sostanzialmente sconosciuta, e ne ha curato lo sviluppo e la crescita esattamente come farebbe un’azienda. Questo ha dato modo agli investigatori di ottenere due obbiettivi: plasmare Anom esattamente come desideravano e diffonderla in modo organico nel mondo della criminalità, dove si è propagata tramite passaparola. Da una parte infatti il software era…

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Articolo Originale di Lorenzo Longhitano, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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