Comunicazione Aziendale

come creare un ambiente di lavoro intelligente sfruttando il digitale? – Il Giornale delle PMI

Uscire o non uscire dalla propria comfort zone? Upskilling e reskilling sono le ultime parole d’ordine vitali per il successo personale ed aziendale: è fondamentale che le persone reagiscano al processo di evoluzione approfittando delle opportunità a disposizione, senza però confondere la trasformazione digitale, diversa per ogni azienda, con la digitalizzazione.

Se i nostri luoghi di lavoro sono in continuo e repentino cambiamento, lo sono anche le nuove competenze digitali richieste dal mercato a cui tutti, non solo i giovani, dovranno ora abituarsi: ma da dove si inizia? “AcademyQue ha iniziato dalla fase di assunzione dando subito aspettative chiare. Concetti quali il telelavoro, lo smart working, la digitalizzazione, a cui abbiamo iniziato ora ad abituarci, sono già obsoleti nello scenario attuale – spiega Andrea Ciofani (nella foto a fianco, ndr), fondatore di AcademyQue (www.academyque.com), la prima Business & Technology school in Italia nata totalmente da remoto per cui lo smart working e l’utilizzo di strumenti digitali è da sempre la normalità. Per Andrea, laureato in psicologia e impiegato nel settore informatico da oltre 10 anni come manager in società quali SAES Getters e Amministratore delegato in Gaudibilia (www.gaudibilia.it), studiare l’impatto del digitale sulle persone e sugli stili di vita lo ha portato a tracciare lo stato di salute attuale di chi riuscirà a emanciparsi con il digitale e di chi, invece, rischia di rimanere fuori.

“Una volta avviato, il sentimento di agilità è diventato contagioso e pensare al proprio posto di lavoro come un posto felice deve essere oggi interpretato come un buon investimento: prendere i processi esistenti e digitalizzarli è un primo passo importante. Ma questo, in sé, non è trasformativo. La tecnologia da sola non trasforma un’azienda e questo lo sanno bene gli imprenditori che hanno tentato di trasformare la propria azienda solo attraverso l’introduzione di tecnologie, senza guardare alle persone. Perché se è ormai noto a tutti che la più grande spinta per la crescita di una azienda arriva dalle persone, le aziende ancora faticano a portare avanti questa logica di mercato, portando la stessa impresa a correre dei rischi dentro e fuori l’azienda”, spiega Andrea Ciofani.

Per essere al passo con il digitale, a dover cambiare siamo noi

In un sondaggio del World Economic Forum dei paesi OCSE, più di un quarto dei lavoratori ha segnalato una discrepanza tra le loro attuali competenze e le qualifiche richieste per svolgere il proprio lavoro. C’è da allarmarsi? Secondo Fabio Montebruno, psicologo che opera all’interno di AcademyQue, “si tratta solo di adattarsi e di uscire dalla propria comfort zone. L’essere umano è per antonomasia l’unico essere vivente in grado di adattarsi facilmente all’ambiente circostante, lo è stato con la scoperta del fuoco, della ruota o con la rivoluzione industriale, fino all’utilizzo delle prime email e del cellulare. Mentre l’ambiente cambia, la trasformazione accelera, a dover davvero cambiare approccio possiamo essere solo noi esseri umani” spiega Montebruno, che svolge quotidianamente test psicoattitudinali sugli studenti unendo la psicologia alla tecnologia, come il metodo scrum e l’intelligenza artificiale per il digital learning.


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