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Clima: Ong a assicurazioni, stop sostegno a petrolio e gas – Inquinamento

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(ANSA) – ROMA, 25 GIU – Greenpeace e Re:Common, insieme alle
altre ong che sostengono la campagna “Unfriend Coal/Insure Our
Future”, rendono pubblica una lettera inviata agli
amministratori delegati delle trenta principali compagnie
assicurative globali, con la quale chiedono di porre fine al
sostegno per nuovi progetti di petrolio e gas, così da
raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima.

Nel renderlo noto con un comunicato, le due organizzazioni
aggiungono che Unfriend Coal/Insure Our Future ha appena
pubblicato una “ricerca che rivela che quattro compagnie
assicurative che hanno sostenuto pubblicamente l’obiettivo
fissato dall’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento
globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi sono tra le più
coinvolte nel settore dell’oil&gas. Per raggiungere questo
obiettivo, occorre infatti azzerare le emissioni nell’area Ue
entro il 2040 e a livello mondiale entro il 2050”.

“Mentre i governi pianificano la ripresa dalla crisi causata
dalla pandemia, gli assicuratori devono sostenere la transizione
verso un futuro sostenibile, equo e resiliente come
sottoscrittori e investitori”, è scritto nella lettera.

Negli ultimi tre anni, si legge nel comunicato, “la campagna
Unfriend Coal è riuscita a ottenere risultati importanti,
spingendo 19 grandi gruppi assicurativi a escludere il settore
carbonifero dalle attività di copertura dei rischi oltre che dal
proprio portfolio di investimenti” ma servono “impegni molto più
ambiziosi, che includano tutti i combustibili fossili, inclusi
petrolio e gas”.

Secondo Greenpeace e Re:Common “la principale compagnia
assicurativa italiana, Assicurazioni Generali, si è impegnata
negli ultimi anni a ridurre il proprio supporto al carbone, e
successivamente al settore delle sabbie bituminose. È arrivato
il momento che la compagnia triestina abbandoni completamente il
carbone e prenda una posizione netta anche sui nuovi progetti di
petrolio e gas, compresi i vari gasdotti in programma in Italia”
che ostacolerebbero “in maniera decisiva il processo di
transizione energetica del Paese”. (ANSA).

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