Green e sostenibilità

Città intelligenti e respirabili – Il Sole 24 ORE

articolo di di Luca De Biase pubblicato su di Luca De Biase

Dice il World economic forum: «Pulire l’aria produce una migliore salute per gli umani, un contenimento del cambiamento climatico, una protezione della biodiversità. Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulle persone, l’ambiente e l’economia globale sono profonde e spesso poco riconosciute. Il peso dell’inquinamento tende a essere più grave nelle nazioni più povere e nei gruppi sociali marginalizzati dei paesi ricchi. Ma la buona notizia è che si può eliminare una gran parte dell’inquinamento con tecnologie esistenti e pratiche conosciute, a un costo sorprendentemente basso, se si investe strategicamente in infrastrutture, servizi e incentivi. Eppure, anche quest’anno, nonostante la riduzione di emissioni di CO2 dovuta alla crisi del Coronavirus, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera continuerà ad aumentare. Semplicemente questo aumento ha rallentato, dell’11%, dicono a CarbonBrief. Come osserva Science, comunque, gli investimenti pubblici che saranno decisi per recuperare crescita dopo il lockdown possono essere destinati ad azioni che prendano di mira non un solo problema ma tutto l’insieme delle questioni aperte e urgenti per il futuro del pianeta. E nulla vieta di decidere le azioni di sostegno all’economia in modo da affrontare anche i problemi della sostenibilità.

Al Wef sostengono che «Le città devono essere all’avanguardia nel miglioramento della qualità dell’aria, ma non possono farlo da sole. Le città ospitano già oltre la metà della popolazione mondiale e si prevede che entro il 2050 cresceranno di circa 2,5 miliardi e mezzo di persone in più. Le città sono anche i punti più problematici per l’inquinamento atmosferico.

Le aree urbane hanno un’alta concentrazione di fonti di emissioni: veicoli, edifici, attività industriali, rifiuti e acque reflue, per non parlare del gran numero di persone che cucinano, riscaldano, illuminano e puliscono. Anche gli alberi nelle città a volte inquinano; mentre possono fornire acqua di raffreddamento e controllare l’acqua piovana, nelle giornate più calde le loro foglie rilasciano sostanze chimiche organiche volatili che contribuiscono alla formazione dell’ozono.

L’inevitabile interazione delle emissioni urbane con l’inquinamento proveniente dall’agricoltura, dagli incendi boschivi, dalla combustione delle colture e dalle centrali elettriche nelle aree limitrofe non fa che aggravare la situazione. Tuttavia, le città sono anche ben posizionate per guidare la carica contro l’inquinamento atmosferico, sia per se stesse che per coloro che condividono la loro aria. Sono centri di innovazione tecnologica e di governance volti a individuare nuovi modi per cucinare, riscaldare, illuminare, spostare e produrre con minori emissioni, ad esempio. Hanno anche la densità necessaria per consentire opzioni di trasporto a basse emissioni e, attraverso alcuni cambiamenti nella pianificazione e nell’uso del territorio, riducono la necessità di viaggiare con qualcosa di diverso piedi e pedali».

Inoltre, «le città possono stabilire restrizioni di zonizzazione che essenzialmente ridistribuiscono l’inquinamento ambientale, anche se la riduzione delle emissioni alla fonte può richiedere azioni e investimenti al di fuori dei limiti della città. Inoltre, è importante un più ampio coordinamento normativo, poiché gli sforzi per regolamentare l’inquinamento industriale o alla fonte possono motivare gli inquinatori a trasferirsi in altre giurisdizioni più permissive che non hanno lo stesso tipo di standard in vigore».


fonte – tutti i diritti riservati all’autore

Show More

Redazione DReporter

Il Team di Redazione è composto da vari collaboratori e freelancers ognuno dei quali in focus sull'argomento trattato

Articoli Suggeriti per Te

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button