Marketing

Cara Ferragni, il mio consiglio (non richiesto) per salvare il tuo brand

[ad_1]

Sta venendo giù tutto. Fedez è nervoso, Chiara prima piange, poi è serena, poi ammette e si scusa, poi impugna la sentenza, poi parte con i saldi. Sono messaggi troppo contrastanti di chi non sa più che fare. Sembra tutto fatto a caso. Questa task force assoldata per la crisis management sarebbe meglio chiamarla task forse. Certo, se poi, a seguito di un pasticcio come il Pandoro-gate ti consigliano di puntare sul vittimismo e pubblicare un video di ammissione in lacrime che doveva servire ad arginare la situazione e che invece l’ha definitivamente affossata, allora il problema diventa irrecuperabile. Negare, negare e ancora negare: è questa la regola.

La scelta del “far finta di nulla” adottata nel dicembre 2022, quando già Selvaggia Lucarelli fece uscire gli articoli che spiegavano le ombre dell’operazione Pandoro Ferragni/Balocco, aveva funzionato: per tutto l’anno successivo nessuna ripercussione sul personaggio di Chiara Ferragni e nessuna crisi reputazionale per le sue aziende.

Per questo motivo, quel video non andava assolutamente fatto. Ammettendo pubblicamente di aver sbagliato, anche coloro che fino a quel momento le credevano sulla parola hanno smesso di farlo. Qualcuno accetterà le scuse, ma la maggior parte non lo farà. La gente perdona tutto e tutti, tranne chi scherza con i bambini malati. Vedi cosa succede con tutte le notizie relative a chi evade le tasse, un fatto forse più grave: ma se frodi lo Stato va bene, sei perdonato, perché lo Stato è cattivo, mentre se giochi con le operazioni benefiche cadi in buco nero.

Caso Ferragni, Salvini: “Sconcertato da accanimento di questi giorni”

Se prima Chiara Ferragni era vista come la principessa intoccabile di bellezza e carità, adesso abbiamo capito che non è proprio così. E non basteranno due foto della figlia Vittoria per far tornare tutti i brand che se ne stanno andando a gambe levate, preoccupati a loro volta di una crisi reputazionale. Come avevo già spiegato in passato, Chiara Ferragni non è una donna, è un brand. E come ogni brand, si muove per aumentare il proprio fatturato, per far conoscere maggiormente la sua immagine, per preservare i propri interessi. Ciò che inizialmente poteva sembrare una comune “mossa astuta di marketing”, una pratica frequente fatta da molte aziende, con le decisioni comunicative adottate successivamente è sembrato un modo per uscirne pulita e in maniera anche virtuosa attraverso una grande donazione. Uno sforzo vano, tant’è che, una volta uscita la notizia dell’avvenuta donazione all’ospedale Regina Margherita di Torino, promessa nel video di scuse, il commento sarcastico più diffuso tra gli utenti online è stato: “Molto spontanea, questa donazione”.

Ma come si risale una volta toccato il fondo? Serve un cambio di rotta totale, bisogna difendersi attaccandosi. Chiara, ho io la soluzione. Crea una maglietta con la scritta “TRUFFATRICE”, che poi sarebbero le parole scritte da un vandalo sulla vetrina del tuo negozio. Rispondi all’attacco attaccandoti. Le settimane della moda sono alle porte: immagina Versace che ti fa sfilare indossando una maglia con la scritta “BANDITA”. Sarebbe un coup de theatre. La gente dirà: “Tutto sommato, che ha fatto lei per meritarsi questa gogna”, mettendoti a paragone di altri personaggi che commettono reati molto più gravi. Nessuno potrebbe più accusarti, anche perché saresti tu la prima a farlo, a riconoscere il problema e a giocarci sopra. Ne usciresti trionfante: depotenzi le offese e riaffermi il tuo brand. Certo, ci vuole coraggio, ma la moda è coraggio e, come ti ha creata, ti salverà. Ma, Chiara, attenzione a utilizzare questa idea senza avvisarmi, perché io e la mia avvocata siamo pronti.

[ad_2]
Source link

Show More
Back to top button