Business & Management

Business continuity e governo emotivo: un connubio necessario, oggi più che mai

sbagliando si impara

Le emozioni negative diminuiscono la capacità di leggere il contesto di riferimento e disperdono le energie necessarie per far fronte alla complessità.

di Alberto Varriale *

(AFP)

Le emozioni negative diminuiscono la capacità di leggere il contesto di riferimento e disperdono le energie necessarie per far fronte alla complessità.

3′ di lettura

Crisis management, business continuity e smart working sono alcune delle parole che abbiamo ascoltato in queste difficili settimane in cui le aziende italiane hanno dovuto affrontare uno scenario tanto inconsueto quanto imprevedibile. Per tale motivo molte aziende del nostro Paese hanno tentato di reagire al problema Coronavirus con piani di Business Continuity, avvalendosi dello smart working, oppure permettendo ai dipendenti di continuare a lavorare in ufficio. Ciò nonostante, molti manager mi hanno rivelato di recente una profonda preoccupazione per la gestione – soprattutto a livello emotivo – dei loro collaboratori, a causa di un contesto caratterizzato da ansia e paura, che ha accompagnato le giornate degli italianai per diverse settimane, anche al di fuori delle mura domestiche.

Il sociologo Domenico De Masi, in un articolo dedicato allo smart working, ha dichiarato: «Ci voleva il Coronavirus per imparare la lezione». Probabilmente De Masi non ha tutti i torti, nel senso che il ricorso a questa modalità alternativa di lavorare, nelle ultime settimane, è stato piuttosto repentino e non tutte le aziende erano pronte per questo passaggio. Bisogna tuttavia sottolineare che lo smart working ha per definizione un impatto sul ruolo manageriale e più in generale sulla cultura organizzativa, quindi occorre essere preparati da una parte a favorire lo sviluppo di una mentalità di lavoro orientata agli obiettivi più che ai vincoli spaziali di un ufficio e dall’altra a creare contesti nuovi, che facilitino il raggiungimento di un risultato comune, soprattutto in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo.

Per chi dirige un’impresa, in un momento in cui si avverte un forte bisogno di business continuity, lavorare sui cambi di mentalità o sulla realizzazione di contesti professionali nuovi implica un’attenzione non solo al “cosa” fare, ma anche al “come” farlo. Ecco perché oggi la continuità operativa non può essere solo il frutto di procedure ed azioni, ma anche di attenzioni al governo emotivo da parte di ogni membro dell’organizzazione. Nessuno escluso.

Per governo emotivo si intende la capacità di controllare le emozioni (soprattutto quelle negative), al fine di mantenere l’efficacia anche in situazioni stressanti. Uno scenario caratterizzato da ansie e timori per la propria vita, per la salute o per il mantenimento del posto di lavoro, può portare le persone ad essere in balia delle proprie emozioni, e se ciò avviene in ambito professionale, anche le normali azioni che vanno dalla comunicazione con un collega, alla risoluzione di un problema per un cliente, possono diventare molto difficili da gestire. Inoltre, quando le emozioni negative prendono il sopravvento sulla ragione (sia lavorando in ufficio, sia in smart working) può diminuire significativamente la capacità di leggere il contesto di riferimento, si può scivolare in comportamenti di inibizione o aggressività, o diventare incapaci di concentrarsi, con il rischio di disperdere quelle energie necessarie per far fronte alla complessità del momento.

Diversi studi hanno dimostrato che è il modo in cui vediamo gli aspetti positivi o negativi di una situazione a condizionare il nostro comportamento e quindi, per un efficace governo emotivo, un primo passo può essere rappresentato dal riconoscere le circostanze in cui il nostro livello di autocontrollo tende ad abbassarsi e rischiamo di essere offuscati da un eccesso di emozioni negative. Per tale motivo, in questo momento così delicato, va posta una estrema attenzione anche al modo di comunicare, poiché ogni parola pronunciata o scritta sulla scia di un’emozione negativa può causare malintesi, percezioni errate o conflitti, proprio quando occorre una coesione che spesso deriva dall’utilizzo di toni adeguati al contesto.


Articolo di di Alberto Varriale * pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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