Green e sostenibilità

Brasile, a luglio incendi record nella foresta amazzonica

Incendi spesso dolosi

La spirale distruttrice è accelerata dalla stagione secca, che facilita incendi, spesso dolosi, di immense porzioni boschive. La prima causa, tuttavia, non è la siccità ma la deforestazione. Aggravata dal “lavoro sporco” dei mercenari che trasgrediscono qualsiasi normativa e, se necessario, uccidono le guardie forestali. Il quadro si complica per la presenza di minatori illegali e garimpeiros (cercatori d’oro), che invadono le zone protette. «I tassi di deforestazione sono cresciuti a una rapidità mai vista prima», afferma Paulo Moutinho, ricercatore brasiliano di agronomia, impegnato da vent’anni sul tema della deforestazione presso l’Istituto di ricerca ambientale dell’Amazzonia.

L’accelerazione degli incendi è determinata, indirettamente, anche dal Covid-19 che non ha tenuto in quarantena i responsabili del disastro. Indebolita la tutela della foresta. La dinamica è questa: vengono accesi i roghi nella stagione secca, per ripulire i terreni dalla vegetazione rimasta, in modo da poterli usare per i pascoli o per l’agricoltura. Da qui il disastro.

Oltre 1 milione di ettari di foresta distrutti nel 2019

I dati del Global Forest Watch rilevano che nel 2019, nel mondo, abbiamo perso 11,9 milioni di ettari di foresta, di cui 3,8 milioni di foreste tropicali. Solo in Brasile, l’anno scorso sono stati distrutti 1 milione e 361 mila ettari di foresta tropicale. Le previsioni, a consuntivo, per il 2020 sono nere; Marco Tulio Garcia è un analista del Crr (Chain Reaction Research), gruppo di ricerca che pubblica uno studio puntuale in cui si sovrappongono le mappe delle aree colpite dagli incendi nel 2019 e le mappe delle aree di approvvigionamento dei principali produttori di carne bovina e soia in Amazzonia. Ebbene, i ricercatori osservano una maggiore incidenza degli incendi intorno ai silos di grandi aziende che commercializzano soia, in particolare Cargill e Bunge, o intorno ai macelli di produttori di carne, in particolare JBS, Minerva e Marfrig Global Foods.

Lo studio dimostra ancora una volta il legame tra incendi, deforestazione, agricoltura, produzione ed esportazione di materie prime.

Il ruolo della Comunità internazionale è complesso ma anche ambiguo. Alcuni Paesi hanno espressamente contestato le politiche di Bolsonaro, che incentivano, de facto, la deforestazione. Tuttavia le attenzioni e le misure di tutela sono principalmente dirette al legname, fatto certamente positivo. Ma sono poco incisive riguardo all’importazione di carne, soia e olio di palma. Uno studio di Etifor, ente di ricerca legato all’Università di Padova, stima che dal 2000 al 2010 l’Europa abbia importato in media 36.585 milioni di tonnellate l’anno di carne, soia e olio di palma, equivalenti a 225.400 ettari l’anno di deforestazione.


Articolo di di Roberto Da Rin pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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