Green e sostenibilità

Boom dell’usato, il Covid-19 traina le vendite tra sostenibilità e voglia di risparmiare

il report

Crescita anche nel lusso dove il 62% dei clienti si dice interessato all’usato e il 70% vorrebbe che i grandi brand entrassero in campo

di Marta Casadei

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Crescita anche nel lusso dove il 62% dei clienti si dice interessato all’usato e il 70% vorrebbe che i grandi brand entrassero in campo

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Second hand is the new black. Prendere in prestito questa formula che si utilizza per segnare l’ingresso di un elemento nell’Olimpo di ciò che è di moda è utile per inquadrare la definitiva consacrazione dell’usato nel settore moda. Una consacrazione avvenuta in concomitanza con l’epidemia di Covid-19 e trainata da due fattori: il primo è l’economia in crisi che ha fatto incontrare l’offerta ( e quindi venditori propensi a liberarsi dei capi e degli accessori non utilizzati) e la domanda cioè gli acquirenti a caccia di pezzi unici, magari a un prezzo ridotto. Il secondo è la sostenibilità: il coronavirus e il lockdown hanno riacceso i riflettori sul tema ambientale e sulla responsabilità sociale.

Boom di vendite per Vestiaire. Crescono sport, foulard e pezzi eco

A fotografare il boom del second hand durante il lockdown sono, tra gli altri, i dati del report «The smart side of fashion» di Vestiaire Collective. Nel cercare di comprendere se il Covid-19 abbia accelerato l’evoluzione dei consumi di moda in una direttrice “più intelligente”,la piattaforma di origine francese (che oggi ha oltre 10 milioni di utenti nel mondo) snocciola alcuni dati interessanti su quanto successo nel mese di maggio 2020: i depositi sono aumentati fino all’88 % rispetto al mese precedente e sono stati registrati il 119% di ordini in più rispetto a maggio 2019. A giugno, come affermato da Fanny Moizant, co-founder e presidente, al Sole 24 Ore, a livello globale i depositi sono saliti del 100% mentre gli ordini sono saliti del 144 per cento.

Tornando ai dati del report e al mese di maggio, le categorie più acquistate sono state: abbigliamento sportivo, con marchi come Adidas (+71%) e Nike (+64%) che hanno registrato un aumento significativo del volume di vendita rispetto a febbraio; foulard, con Hermes in crescita del 68% e Louis Vuitton Logomania del 23%; pezzi eleganti ed eco responsabili, con Stella McCartney e Ganni rispettivamentre a +42% e +47% su febbraio.
Secondo Vestiaire Collective il Covid-19 , complici le chiusure dei negozi ma anche il “caos” ordini, avrebbe riacceso l’interesse per i pezzi vintage.

Italia, il menswear traina le vendite second hand

In Italia la crescita è stata anche maggiore: tra marzo e giugno 2020, secondo le elaborazioni di VC per Il Sole 24 Ore, si è registrato un aumento degli ordini del 128% e dei depositi del 137 per cento. Tutte le categorie hanno registrato una crescita anno su anno, con un boom del menswear (+190%), del ready to wear donna (149%) e degli accessori donna (108%).

Nel 2029 il resale supererà il fast fashion

Un altro termometro importante del second hand post Covid-19 è il report annuale della piattaforma americana Thread Up che individua un’accelerazione di alcune tendenze già in atto nel mercato della moda, come la ricerca di pezzi di valore e la voglia di risparmiare. Secondo Thread Up – che nel periodo del lockdown (da metà marzo al 31 maggio) ha comunque registrato una crescita del 20%, complici la voglia di “ripulire” il guardaroba e quella di acquistare nuove cose a prezzi ridotti – il 44% delle persone ha detto che comprerà più prodotti usati a seguito del lockdown. E il 52% degli intervistati ha detto che nei prossimi 5 anni intende spendere più soldi nel segmento second hand.


Articolo di di Marta Casadei pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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