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Bebe Vio e Metta: «La tecnologia migliora la qualità della vita»

Milano, 7 luglio 2020 – 13:31

Nuovo appuntamento con le colazioni digitali di Corriere Innovazione: ospiti la campionessa paralimpica e il direttore dell’IIT di Genova

di Lorenzo Nicolao

Per Bebe Vio la quarantena è stata letteralmente una prova di resilienza. «La tecnologia può essere utile dal punto di vista tecnico, ma per la scherma è impossibile condurre gli allenamenti a distanza». Così ha risposto la campionessa paralimpica al responsabile editoriale del Corriere Innovazione ed editorialista Massimo Sideri nel corso del nuovo appuntamento della Colazioni digitali realizzate in collaborazione con Sorgenia (https://up.sorgenia.it/), che vedeva ospite anche il direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Giorgio Metta. E così, sSe da una parte Bebe Vio ha fatto riferimento ai limiti legati alle restrizioni della quarantena nella propria attività di atleta e alla riprogrammazione dopo il rinvio dei Giochi olimpici causa Covid-19, dall’altra Metta si è concentrato sulle nuove prospettive della robotica, da sempre suo campo professionale specifico.

«L’introduzione di nuove macchine e il progresso tecnologico sono un percorso verso l’efficienza, ovvero come riuscire a produrre di più gestendo meglio l’energia e le risorse, anche per perseguire l’obiettivo della sostenibilità», ha spiegato il direttore dell’Iit di Genova. «In Italia stiamo facendo passi da gigante rispetto a qualche anno fa, però non possiamo fermarci, proprio perché spesso si rivela l’unico modo per uscire da queste difficoltà economiche. Fra i tanti obiettivi dell’innovazione, quella di un elemento come la batteria per esempio, per la quale vanno migliorate capacità ed efficienza. Basta avere uno smartphone per capire questa necessità e anche il ciclo di vita di dispositivi non va ignorato. Litio e plastica sono materiali fantastici, ma nel tempo ci siamo accorti che sono dannosi e non possono essere facilmente smaltiti».

Anche un’ex scout come Bebe Vio il tema dell’ambiente, e quindi come preservarlo, è estremamente importante. «Purtroppo sono sempre chiusa in palestra ad allenarmi perché la scherma non è uno sport all’aria aperta, ma amo molto la natura. Ho la macchina ibrida, quindi spero sia una buona cosa fra quelle che stanno promuovendo nel campo tecnologico. Noi atleti paralimpici siamo spesso definiti dei “poverini”. Io ho protesi al posto degli arti, per dire, ma tantissime persone non possono più vivere senza il telefono in tasca. Una questione culturale, in fondo anche lo smartphone è una protesi». Al ragionamento dell’atleta, Metta ha risposto con perfetta sintonia. «Il mondo della robotica si prefigge anche un chiaro obiettivo medico, dove terapie, esoscheletri, protesi e farmaci innovativi sono parte di quello che studiamo ogni giorno. Non solo un mondo di androidi quindi, ma dispositivi che possano cambiare in meglio la nostra vita quotidiana. Anche il costo del sequenziamento del genoma è crollato, aprendo nuove opportunità ana cure mediche sempre più personalizzate grazie al digitale». Su questo l’esempio pratico di Vio è la diffusione dei dispositivi touch, una provocazione e un invito alla ricerca per l’Iit stesso, che comunque ha già iniziato gli studi su un tipo di pelle artificiale e su protesi sempre più all’avanguardia. «Nella mia condizione questa tecnologia non mi è affatto di aiuto, come posso fare?», suggeriva con la sua esuberanza l’atleta paralimpica.

Al termine della conversazione, la domanda di Gianfilippo Mancini, ad di Sorgenia, tra attualità, post-epidemia, smart working e Green Deal europeo. «Gli investimenti tedeschi sull’idrogeno sono giustificati?». L’Iit non ha ancora risposte definitive, ma è chiaro che il tema dei trasporti, come un ideale aereo elettrico, e dell’energia restano oggi fondamentali. «Si potesse produrre energia pulita attraverso l’idrogeno, chiaramente non dovremmo escludere questa opportunità a priori», ha risposto Metta. La testimonianza di Bebe Vio e quella del direttore dell’Istituto di Tecnologia sono l’ennesima prova dell’integrazione necessaria e continua fra la complessità della natura e il contributo che può dare la tecnologia, senza che l’una prevalga sull’altra, due mondi che non possono rimanere separati.

7 luglio 2020 | 13:31

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