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Allevi e il dilemma dell’innovatore: «Sarai nemico dello status quo»

Milano, 11 settembre 2020 – 13:36

Il musicista e compositore ospite di Corriere Innovazione prescrive la sua ricetta per le sfide contemporanee. «Dobbiamo tornare spontanei come i bambini»

di Lorenzo Nicolao

Allevi e il dilemma dell'innovatore: «Sarai nemico dello status quo»

Tornano dopo l’estate le colazioni digitali del Corriere Innovazione, in collaborazione con Sorgenia, per sollevare un dibattito costruttivo sulle sfide del nostro tempo e un confronto fra le idee in un’epoca sempre più ipertecnolgica. Primo ospite della nuova serie di incontri è stato il maestro, pianista e compositore Giovanni Allevi, ospite dell’editorialista del Corriere della Sera e del responsabile del Corriere Innovazione, Massimo Sideri. Riprendendo l’esempio di un grande della musica come Ludwig van Beethoven, e parlando dei dilemmi dell’innovatore, appare chiaro quanto sia stato difficile in ogni epoca cambiare gli schemi e introdurre qualcosa di nuovo, proprio come accadde a Evangelista Torricelli, allievo di Galileo che non ebbe modo di dimostrare di fronte a una grande platea l’esistenza del vuoto, come poi riuscì a fare Blaise Pascal. Una tesi completamente sposata da Allevi, che a suo modo a cercato di introdurre con il suo lavoro il concetto di musica classica contemporanea, quasi un ossimoro. «Non c’è dubbio che innovare sia un grande sforzo, perché scegliere di sfidare lo status quo, la nostra comfort zone, significa imbracciare le armi e combattere». Per il compositore occorre saper «tornare spontanei come bambini», un modo di vivere riscoperto in parte durante il lockdown, in questo periodo di permanenza forzata in casa, «quando gli adulti hanno ricominciato a disegnare con i propri bambini o cucinando e sperimentando qualcosa di nuovo».

Talento, fortuna e lavoro, ma spesso non basta. «Il cambiamento fa molta paura, perfino una persona che tenta di innovare come me», ha ricordato Allevi. «L’intelligenza artificiale per esempio ha permesso di dare vita in modo completamente artificiale al terzo e quarto movimento dell’Incompiuta di Franz Schubert, con dei risultati sconvolgenti. Di base è il classico terrore di una tecnologia che può sostituirsi a noi, non solo come lavoratori, ma esistenzialmente». Ma per il compositore è difficile solo attraverso la tecnologia superare il senso di finitezza dell’artista, perché un’opera d’arte per Allevi è proprio la rivincita contro questa, realizzando qualcosa che non abbia tempo.

Un altro concetto sollevato dalla conversazione, anche attraverso un’esperienza come quella che è stata la pandemia, è il valore della cultura. «Ne abbiamo bisogno come l’aria, soprattutto in un mondo tecnologico. Abbiamo capito che solo attraverso lo studio e la riflessione possiamo realizzare un mondo futuro migliore, magari più sostenibile e certamente che dia maggiore spazio alle donne». Una riflessione profonda da chi lavora con la musica, ma comunque è laureato in filosofia. «Sicuramente serve tanto coraggio, questo è sicuro, soprattutto per innovare senza dimenticare i temi sociali che dovremmo avere tutti a cuore».

In conclusione l’intervento dell’amministratore delegato di Sorgenia Gianfilippo Mancini, con una domanda più legata al ruolo di un compositore oggi, con le sue “trasgressioni” e il valore aggiunto a un mondo solitamente molto conservatore e standardizzato, più nel mondo degli esperti che nel pubblico. «L’eccesso di specializzazione può bloccare il nostro punto di vista, impedendone uno sguardo allargato. La fantasia invece, quella dei bambini che definiamo erroneamente ingenuità, è in realtà il segreto, quasi animistico, che dovrebbe sempre seguire l’innovatore per poter fare dei passi in avanti verso l’ignoto e l’inesplorato, al di là di cosa pensino esperti già affermati». Parola di Giovanni Allevi.

11 settembre 2020 | 13:36

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